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Visita ai laboratori di ricerca IFOM

Un "day-lab",  una full immersion teorico-pratica nel backstage della ricerca di base, che ha visto protagoniste nei laboratori dell'IFOM di Milano un "team" di donne accomunate dall'esperienza del  il tumore ovarico, il 28 settembre 2011.

L'iniziativa è nata dalla collaborazione tra l'Istituto FIRC di Oncologia Molecolare e da ACTO Onlus,  che si è fatta promotrice di uno specifico progetto di ricerca su questa neoplasia femminile proprio con IFOM, IEO e Istituto Mario Negri. 

L'iniziativa del Day-Lab si integra in un programma divulgativo di IFOM più ampio rivolto alla società civile, chiamato  You Scientist, un programma di forte carattere partecipativo, che  fino ad oggi ha coinvolto soprattutto i protagonisti della scuola, studenti e insegnanti, ma si sta estendendo con dei progetti mirati ad altri pubblici curiosi e sensibili alla ricerca scientifica.

Il DayLab, che ha visto  protagonista il "team" delle pazienti di ACTO onlus,  si è articolato in un percorso guidato nei laboratori ad alta tecnologia, tra cui il laboratorio  di Test Genetici di Cogentech, il consorzio partecipato tra IFOM e Istituto Europeo di Oncologia, che rappresenta uno dei segmenti della ricerca scientifica oggi più promettenti per prevenzione e diagnosi precoce in casi di familiarità. Le ospiti si sono concentrate in un'attività laboratoriale "hands on" focalizzata sull'estrazione del DNA genomico dalle cellule della mucosa boccale e sull'osservazione di tessuti sani e malati al microscopio.

Soddisfazione tra le visitatrici, che hanno commentato positivamente lo svolgimento della giornata.

"Ho apprezzato soprattutto la capacità, da parte dei ricercatori, di comunicare con noi e di rendere più semplici ed accessibili dei concetti così complicati" commenta Roberta Nicoli.

"Il confronto con il direttore scientifico, il professor Foiani, sulle sfide della ricerca di domani - aggiunge Fabiana Passoni - è stato per me un momento di crescita per sciogliere dei dubbi, non tanto biografici sulla mia malattia, ma conoscitivi. Ha stimolato la mia curiosità, quella che lui ha indicato come il motore della ricerca stessa. Un altro aspetto importante è stato di toccare con mano in laboratorio il lavoro di ricercatore, di cui prima non avevo una percezione così chiara".

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