INTRODUZIONE
Prima di entrare nello specifico problema del carcinoma ovarico, è necessario stabilire cos’è un tumore.
Il corpo umano è fatto di cellule viventi che crescono si dividono e muoiono secondo un processo ordinato. Nell’età della crescita questo processo si ripete a ritmi accelerati per poi rallentare una volta adulti quando il processo si limita a sostituire le cellule morte o a riparate le ferite. Il tumore comincia quando alcune cellule anomale cominciano a crescere in modo incontrollato. L’anomalia è duplice: da un lato queste cellule non muoiono ma continuano a crescere e a dividersi creando nuove cellule anomale, dall’altro si diffondono invadendo altri tessuti diversi da quelli originari. I tumori si dividono in diverse categorie a seconda del tessuto da cui originano; i carcinomi, che sono le forme più frequenti di tumore, originano dalle cellule dei tessuti di rivestimento, che sono chiamati epiteli.
E’ un carcinoma, cioè un tumore maligno che origina dal tessuto di rivestimento della superficie dell’ovaio oppure della tuba. Le cellule tumorali originate dalla superficie ovarica o tubarica possono diffondersi nella cavità addominale ed attecchire direttamente sugli altri organi addominali, oppure diffondendosi in altre parti del corpo attraverso il flusso sanguigno e i linfonodi. In questo modo il tumore ovarico si diffonde precocemente al di fuori del luogo di origine, dando luogo a metastasi già nella fase iniziale, quando il tumore di origine è ancora molto piccolo.
Ad oggi non si conoscono i fattori che possono essere la causa del cancro all’ovaio. E’ stato però osservato che il rischio di tumore è legato all’ovulazione: donne che hanno avuto molte gravidanze e donne che assumono la pillola hanno un rischio diminuito, mentre donne che hanno dei cicli mestruali più corti hanno un rischio aumentato.
Recentemente alcuni studiosi sia europei che americani hanno ipotizzato che i tumori epiteliali dell’ ovaio possano originare dalla tuba e poi diffondersi sull’ovaio. Saranno necessari ulteriori studi per poter convalidare questa teoria.
Il carcinoma ovarico può essere diagnostico in diversi stadi. Per “stadio” si definisce lo stato di diffusione della malattia; vi è una stretta correlazione tra prognosi e stadio del tumore
La federazione internazionale di ginecologia ed ostetricia (Figo) ha pubblicato questa stadiazione, riconosciuta in tutto il mondo:
Stadio I: Il cancro è limitato alle sole ovaie.
In questo stadio si possono avere varie condizioni, infatti c’è la possibilità che il tumore abbia colpito un solo ovaio e che sia confinato al suo interno, oppure che interessi entrambe le ovaie ed il tumore sia presente in superficie con una citologia positiva.
Stadio II : Il cancro ha colpito le ovaie e si è esteso alla pelvi.
In questo stadio della malattia il tumore può colpire anche l’utero e/o le tube di falloppio, oppure può colpire la superficie esterna della vescica e del retto. Nell’addome può essere presente la formazione di liquido contenente cellule maligne.
Stadio III: Il cancro ha colpito le ovaie, si è diffuso oltre la pelvi nella cavità addominale, con possibile interessamento dei linfonodi.
In questo stadio il tumore può essere microscopico e non interessare i linfonodi (stadio IIIA). Oppure il tumore è visibile nell’addome, con dimensioni inferiori a 2 cm di diametro con linfonodi negativi (Stadio IIIB). Infine, si possono verificare una o entrambe le seguenti condizioni: il tumore ha interessato i linfonodi della pelvi e/o lombo-aortici, oppure il tumore è presente nell’addome con dimensioni superiore ai 2 cm (Stadio IIIC).
Stadio IV: Diffusione estesa del cancro al di fuori dell’ addome. In questo stadio il tumore può colpire le ovaie e le metastasi possono raggiungere il fegato o il polmone, oppure si riscontrano cellule maligne nel liquido pleurico.
Il cancro ovarico si differenzia a seconda delle cellule da cui ha avuto origine.
Il più diffuso è il tumore epiteliale, circa il 90% dei casi dei tumori ovarici, e colpisce soprattutto le donne dopo la menopausa. Circa il 70% dei casi vengono diagnosticati in fase avanzata (Stadio IIIC oppure IV). Il tumore germinale ha origine nelle cellule interne dell’ovaio che concorrono nello sviluppo della cellula uovo (ovocita). Colpisce le donne di tutte le età con una leggera prevalenza nelle donne in età fertile. Costituisce circa il 5% dei casi ed è spesso meno aggressivo rispetto le forme epiteliali. Infine il tumore stromale ha origine dalle cellule preposte alla produzione della gran parte degli ormoni femminili (estrogeni e progesterone). Rappresenta il 5 % dei casi e viene più facilmente diagnosticato nello stadio iniziale.
Nello stadio iniziale, quando il tumore è localizzato all’ovaio il tumore è generalmente asintomatico. Mentre nelle forme più avanzate si possono manifestare alcuni sintomi.
Fra i più comuni:
- Gonfiore addominale, persistente oppure intermittente
- Necessità di urinare spesso
- Dolore addominale
Sintomi meno comuni sono:
- Inappetenza
- Perdite ematiche vaginali
- Variazioni delle abitudini intestinali
Si tratta di sintomi molto aspecifici e comuni che nella maggioranza dei casi hanno un’origine differente dalla presenza di un tumore. Quando però questi sintomi non ci sono mai stati prima e compaiono costantemente ogni giorno per più di 12-15 giorni al mese per più due o tre mesi consecutivi, possono essere un segnale di avviso; in questo caso si consiglia di contattare il proprio medico di fiducia.
Quando il vostro medico ha il sospetto di una massa ovarica, sono necessari alcuni esami. Prima di tutto deve essere fatta un’anamnesi completa che comprenda notizie sia sulla vostra storia medica che su quella familiare.
Ad oggi non esistono strumenti di prevenzione per il tumore ovarico, come il vaccino per il tumore della cervice uterina, o come il pap test, oppure di diagnosi precoce, come la mammografia nel caso del tumore al seno.
Le indagini diagnostiche di routine che possono suggerire la presenza di un tumore ovarico sono le seguenti:
- Visita medica. Il vostro medico, premendo sull’addome, può controllare se ci sono delle anomalie o degli insoliti accumuli di liquido. Un campione di liquido può essere prelevato ed analizzato per verificare l’eventuale presenza di cellule cancerogene.
- Visita ginecologica. Il medico palpa le ovaie e gli organi circostanti, verificandone la forma e le dimensioni. Può inoltre constatare se sussiste la formazione di grumi sospetti.
Il Pap Test, che viene effettuato regolarmente per rilevare le alterazioni precancerose della cervice, non è assolutamente in grado di diagnosticare il carcinoma ovarico, neppure negli stadi avanzati.
In caso di sospetto tumore, le indagini che permettono di diagnosticare un carcinoma ovarico sono le seguenti:
- Ecografia transvaginale. Questo esame sfrutta gli ultrasuoni e consente l’identificazione di eventuali alterazioni dell’ovaio, differenziando con buona accuratezza le formazioni benigne da quelle maligne. Non è un’ esame particolarmente invasivo, ben tollerato e soprattutto ripetibile.
- Markers tumorali. A seguito di un semplice prelievo di sangue, il laboratorio di analisi può controllare il livello del marker tumorale CA-125. Il 50% delle donne con tumore agli stadi I e II mostra alterazioni del marcatore. In ogni caso è bene prestare molta attenzione, perché molte donne possono avere un aumento del marcatore CA-125 senza avere alcun tumore. Pertanto il dosaggio del CA125 o di altri markers tumorali è consigliato solo in casi selezionati dal proprio medico.
Non esistono strategie preventive efficaci per il tumore dell’ovaio. Tuttavia l’assunzione della pillola contraccettiva è protettiva; la protezione è direttamente correlata alla durata di assunzione; la protezione arriva sino al 60% per un periodo di utilizzo superiore ai 12 anni e l’effetto protettivo perdura anche dopo la sospensione della pillola.
Una parte dei tumori ovarici, circa il 7-10%, insorge in donne che hanno una mutazione genica ereditaria (mutazione del gene BRCA1/2). Donne con madre e/o sorella e/o figlia affetta/e da tumore dell’ovaio hanno un maggior rischio di sviluppare la neoplasia.
La mutazione di BRCA1/2 comporta anche un rischio aumentato di tumore della mammella; per questo motivo anche le donne con familiarità per tumore della mammella debbono sospettare la sindrome eredo-familiare e quindi il rischio di tumore ovarico.
E’ possibile con un prelievo ematico identificare i portatori della mutazione.
Per questo gruppo di donne è importante sottoporsi ad esami diagnostici con cadenza ravvicinata. Inoltre, è stato dimostrato che l’ annessiectomia profilattica bilaterale (asportazione di tube ed ovaie) è in grado di prevenire la quasi totalità dei tumori ovarici su base genetico-ereditaria ed un parte di quelli della mammella.
L’ annessiectomia bilaterale (asportazione delle ovaie) è oggi consigliata nelle donne con mutazione del gene BRCA1 e BRCA2, che hanno già avuto gravidanze o che hanno superato l’età fertile. Infatti il rischio di tumore in questa popolazione comincia ad essere significativo dopo i 40 anni.
Ultimo aggiornamento 11/07/2010