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Mozione n. 1-00428 sul Tumore Ovarico: Intervento in aula

 

Onorevoli Colleghi! Innanzitutto vorrei ringraziare il Presidente per la calendarizzazione della mozione n. 428 presentata lo scorso 9 giugno. Nell'arco di appena 6 mesi l'aula del Senato è chiamata a discutere e ad approvare questa mozione  sottoscritta, trasversalmente, da  44 colleghi e che si pone l'obiettivo di rendere il carcinoma ovarico una delle priorità in ambito sanitario.


Le malattie oncologiche rappresentano una sfida e una priorità per il nostro Sistema Sanitario.  Nel Piano Sanitario 2011-2013 si individua, infatti, come obiettivo principale la riduzione dell'incidenza dei tumori, che è realizzabile attraverso la prevenzione primaria, la prevenzione secondaria e terziaria. 


Una sfida recentemente ribadita anche dalla risoluzione approvata dalle Nazioni Unite lo scorso 21 settembre a margine del Non Commounicable diseases Summit, a cui ho avuto il piacere di partecipare quale rappresentante della Commissione Igiene e Sanità, che impegna tutti gli Stati a  mettere al centro dell'azione sanitaria la prevenzione delle malattie non trasmissibili, fra le quali rientrano le forme tumorali,  al fine di garantire la prevenzione, l'individuazione   e il monitoraggio di tutti i fattori di rischio,  in un'ottica di garanzia di uniformità di tutela nell'ambito dei singoli Stati.


La mozione di oggi  si pone in linea di continuità con gli obiettivi generali e strategici fin qui illustrati.

Perché abbiamo voluto occuparci di questo argomento? Perché a livello europeo stime accreditate dimostrano che circa 500 donne muoiono ogni giorno a causa del tumore ovario e la Commissione Europea ha avviato una indagine per verificare  l'azione degli Stati membri in punto di informazione e prevenzione di questa patologia.


In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 5.000 nuovi casi di tumore ovarico, che colpiscono più frequentemente le donne in età avanzata, con una massima incidenza tra i 50 ed i 65 anni. Il dato allarmante è che  circa il 70 per cento risulta in fase avanzata, quando il tumore ha superato l'ovaio e si è diffuso alle strutture circostanti, nella pelvi e/o negli organi addominali.

La scoperta tardiva provoca in proporzione una forte incidenza in termini di decessi: secondo il rapporto annuale 2006 della FIGO  (Federazione internazionale di ginecologia e ostetricia) se viene diagnosticato allo stadio 1 la sopravvivenza di 5 anni è pari all'85%, se diagnosticato successivamente, la sopravvivenza diminuisce al 50- 30%.  

Ciò è dovuto al fatto che il tumore dell'ovaio non dà sintomi nelle fasi iniziali: solo quando le dimensioni sono critiche si manifesta un rigonfiamento della parte inferiore dell'addome, un senso di pesantezza/tensione, una vaga dolenzia addomino pelvica, modifiche della motilità intestinale, ed è per questo che è difficile identificarlo precocemente.


All'asintomaticità degli stadi iniziali si aggiunge anche una scarsa conoscenza delle donne di questa patologia, non a caso definita un "Killer silente", per la sua insidiosità e crudeltà. Secondo i dati di un'indagine condotta dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.D.A.) oltre un terzo delle donne italiane confonde tale tumore con quello all'utero,  e il 70 per cento non ne conosce le manifestazioni.


Emerge un quadro di scarsa o poco chiara informazione, che rende ancor più urgente un intervento delle Istituzioni in materia,  perché questo tumore, se diagnosticato precocemente, allunga la speranza di vita e non ne compromette la qualità psico-fisica.

L'Italia, nonostante questa patologia faccia registrare ancora oggi troppe morti, si distingue come Paese all'avanguardia dal punto di vista della ricerca.


Si deve, infatti, ad una ricerca tutta italiana, guidata dal Prof. Taramelli,  la scoperta di un gene, l'RNASET2, che  induce il reclutamento di particolari cellule che aiutano a circoscrivere la crescita  tumorale.

Altro studio tutto "Made in Italy"  è quello che dimostra come la misura di alcune piccole molecole di RNA, denominate micro-RNA, permetta di stabilire quali siano le pazienti con carcinoma dell'ovaio allo stadio 1 che guariranno e quelle che presenteranno una recidiva e avranno una sopravvivenza ridotta.  Questo studio vede la collaborazione dell'Istituto  Mario Negri, dell'Ospedale San Gerardo di Monza e dell'Ospedale Sant'Anna di Torino, con le rispettive Università e dimostra l'esistenza di ciò che i ricercatori chiamano "firma molecolare", che definisce la prognosi, cioè la sopravvivenza delle pazienti.


"Le maggiori conoscenze di biologia molecolare dei tumori e l'impiego di nuove tecnologie  sta aprendo la strada alla identificazione di "biomarcatori molecolari" che  dovrebbero consentire in un prossimo  futuro una diagnosi  precoce e più precisa, e di prevedere l'andamento della malattia e a volte l'efficacia della terapia".

Inoltre, vorrei ricordare  che l'Istituto Mario Negri, in collaborazione con l'equipe del Prof. Mangioni, da anni svolge studi biologici, farmacologici e clinici sul tumore ovarico che hanno contribuito in maniera significativa alla letteratura scientifica internazionale degli ultimi 20 anni.

È stata predisposta una banca dati di 1.250 casi di carcinomi ovarici, la più grande al mondo ottenuta in un solo centro clinico, che rende possibile studiare le basi biologiche dei tumori epiteliali dell'ovaio, della loro progressione e quali siano i fattori biologici alla base della diversa risposta a determinate terapie e alla sopravvivenza delle diverse pazienti.

Ma gli studi in Italia non sono solo questi, sono numerosi ed esistono centri, pubblici e privati, di riferimento sia per lo studio che per la diagnosi e il trattamento di questo carcinoma, tra cui, ad esempio, il Centro di Alta specialità per il tumore ovarico presso l'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, ma se ne potrebbero citare davvero tanti altri, di cui dobbiamo essere profondamente  orgogliosi.


Oggi noi siamo chiamati ad serio impegno politico-istituzionale in punto di prevenzione e cura di queste neoplasie.

Le ragioni di questa mozione sono riconducibili a due fattori: la gravità di questa patologia e l'urgenza di potenziare la ricerca, al fine di poter mutuare l'esperienza che l'Italia ha vissuto negli ultimi  decenni in merito ad altre forme oncologiche, si pensi, per esempio, al tumore alla mammella, così da poter diagnosticare precocemente anche il tumore alle ovaie e poterlo adeguatamente curare.


La diagnosi, in concreto, si effettua mediante l'esame pelvico, ossia la visita ginecologica e la palpazione dell'addome, ed anche mediante l'ecografia transvaginale, talvolta combinata con il dosaggio di un marker tumorale, il CA 125, i cui valori, però, possono essere elevati in molte altre situazioni, sia tumorali, sia non neoplastiche.

Purtroppo, però, ad oggi mancano programmi di screening scientificamente affidabili per la prevenzione di tale affezione tumorale e   non siamo in grado di fare screening di massa.

Gli  strumenti  indicati nella mozione (esami pelvici, visite ginecologiche ed ecografie   transvaginali) se affiancati da protocolli  che analizzino l'ereditarietà del carcinoma (secondo il modello dell'Emilia Romagna) possono migliorare la diagnosi.


Emerge, dunque, la necessità  di un Piano Oncologico alla stregua del modello francese (che sta dando risultati più che positivi) che definisca gli standard su base scientifica e noi contiamo che  si operi in questo senso. Ciò permetterebbe di agire dal punto di vista diagnostico,  ma consentirebbe anche, e soprattutto, interventi efficaci dal punto di vista terapeutico-assistenziale.


Alla luce delle considerazioni fin qui svolte, la mozione individua 6 distinti impegni a carico del Governo.
1)    Il primo è l'istituzione di una giornata dedicata al tumore all'ovaio, analogamente a quanto avviene per altre affezioni tumorali: l'obiettivo è quello di far conoscere alle donne questa patologia, che è insidiosa, crudele e ancora sconosciuta.  
2)    Il secondo impegno è volto a promuovere un  programma di prevenzione e di informazione del tumore ovarico, analogamente a quanto avviene per la diagnosi precoce del tumore al seno, al fine di sensibilizzare la popolazione femminile ad effettuare esami pelvici, visite ginecologiche, ecografie transvaginali, nonchè una valutazione dell'anamnesi familiare oncologica per individuare le donne a rischio.  Infatti, la gran parte dei carcinomi mammari ed ovarici insorgono in modo sporadico, cioè in donne che non hanno una dimostrata familiarità per queste patologie neoplastiche. Il 7 % dei carcinomi mammari e il 10% di quelli ovarici mostrano invece un andamento familiare: di qui la necessità di individuare le donne a rischio.
3)    Il terzo impegno è finalizzato a promuovere, mutuando l'esperienza positiva e consolidata su tutto il territorio nazionale in ordine al tumore alla mammella, l'appropriatezza della diagnosi e della cura,  creando una rete tra medici di medicina generale, ginecologi e oncologi, riducendo i tempi tra diagnosi e terapia;  
4)    Il quarto impegno è volto a  istituire dei Centri regionali di riferimento per la diagnosi e la cura del carcinoma ovarico, che fungano da primi interlocutori delle pazienti. È per questo che chiediamo un piano oncologico nazionale.
5)    Il quinto impegno è finalizzato a  facilitare l'accesso delle pazienti a terapie anche innovative, per consentire di attingere alle conquiste via via raggiunte in campo medico-scientifico

6)    L'ultimo impegno è volto a  garantire un sostegno psicologico alle donne colpite da carcinoma ovarico, valorizzando l'attività delle associazioni di pazienti nella loro attività istituzionale di lotta al tumore ovarico. L'obiettivo che si vuole perseguire è che nessuna donna viva la solitudine nella malattie e offrire un supporto nel faticoso  percorso della terapia.


Concludendo, vorrei evidenziare la positività del fatto che la mozione sia stata sottoscritta trasversalmente da tutte le forze politiche per dimostrare  alle donne colpite dal carcinoma ovarico la vicinanza delle Istituzioni,  per dare un segnale di compattezza e di coesione delle forze politiche di fronte a tematiche che coinvolgono la salute   dei cittadini  e per iniziare un percorso di ricerca, di diagnosi e cura così da poter realizzare in un decennio una riduzione consistente del numero dei decessi a causa del tumore ovarico.
Il Sistema Sanitario italiano è in grado di poter fare questo e siamo certi che da oggi comincerà a farlo.


 
 
 

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Milano - 18 maggio

 
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